Death

serian_inn


Locanda dimensionale

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[Inception] Know when to hold 'em
Doctor Who - River Song
harriet_yuuko wrote in serian_inn

Fandom: Inception
Titolo: Know when to hold 'em
Rating: Verde
Personaggi: Arthur, Eames, Ariadne
Note: Headcanon mio e di Wren. Ambientata durante il film, durante la "preparazione". Scritta per la Staffetta in Piscina di piscinadiprompt, prompt Arthur/Eames, Passato in comune. Titolo e ispirazione: The gambler di Kenny Rogers (abilmente rigirata e piegata alla mia personale interpretazione, eh.XD)



Know when to hold 'em


Every gambler knows
that the secret to surviving
is knowing what to throw away
and knowing what to keep



Hanno parlato di tutti, nel sogno, mentre Arthur le svela i lati nascosti di quel mestiere segreto, e Ariadne ascolta e mette da parte lezioni e informazioni. Ariadne non è curiosa in modo impertinente, ma quando Arthur si fa sfuggire qualcosa sugli altri membri della loro squadra, lei si fa attenta e assorbe ogni parola. Forse è un modo di non rimanere indietro. E' l'ultima arrivata, è l'unica che non conosceva nessuno, è la più giovane. Arthur sa cosa e quanto può dire di tutti, e capisce la necessità di lei di imparare a fidarsi dei suoi compagni. Loro, la fiducia, se la sono guadagnata a vicenda nel tempo. Lei di tempo ne ha poco. Arthur cerca di rimediare come può.
Nel mezzo di una delle splendide città paradossali di Ariadne, oggi si parla della persona che più di tutte lo mette in crisi.
- Io lo chiamo Eames.- Dice la ragazza. - Tutti lo chiamano Eames. Qual è il suo nome, però? O il suo cognome, in realtà. Cos'è “Eames”?
- Nessuno dei due.- Arthur distoglie lo sguardo dagli occhi esigenti di Ariadne e indovina forme oltre le forme, ridisegnando una città reale, un momento preciso, dietro le immagini fluttuanti e instabili del sogno. - E' un nome che si è scelto. Non conosco la storia precisa, ma credo fosse il nome di un giocatore d'azzardo che conobbe molti anni fa, quando lui era un ragazzo.
- Un giocatore d'azzardo?
- Una specie di maestro, da quel che ho capito. Si prese il suo nome per caso, poi se lo è tenuto. Come una specie di portafortuna. E anche perché se fai la vita che fa lui, è meglio nasconderlo, il tuo vero nome.
Ariadne ha l'intelligenza di non indagare sulla vita che fa lui. E' acuta. Avrà capito. Del resto, sono tutti dei criminali, lì. Eames è solo un po' più avanti di loro su quella strada.
- Quindi tu continui a chiamarlo con il nome che si è scelto, anche se conosci il suo nome vero?
La domanda arriva a tradimento. Arthur cerca di assumere un'aria distante e inespressiva, una difesa inutile di fronte gli occhi della ragazza, che ha già capito e sottintende molto più di quanto Arthur abbia mai detto.
- Come fai a sapere che conosco il suo vero nome?
- E' così, no?
Arthur si arrende e annuisce.
- Sei l'unico, qui?
- Sono solo la persona che lo conosce da più tempo.
Continuano a camminare lungo una strada piastrellata di frammenti cristallini. Quando i loro piedi si posano su uno di essi, quello si accende di una luminescenza di colori sempre diversi: rosso, arancio, rosa... Sembra di camminare su un tramonto.
- Conosci il segreto di una persona che ha deciso di nascondere il suo nome al mondo. Deve considerarti importante.
- E' solo un caso. Abbiamo un passato in comune, tutto qui.- Perché la curiosità di Ariadne deve andare a indagare in quella direzione, l'unica che Arthur vorrebbe evitare di affrontare, ora (e possibilmente per sempre)?
- Ti sembra poco?
- Conosceva anche Cobb, prima di questo lavoro.
Ariadne crea un arco fatto di rampicanti verdi e viola e loro ci passano sotto.
- E' rimasto legato a voi, a quanto sembra.
- Si tratta solo di affari. Abbiamo lavorato bene insieme, in passato. Un giocatore d'azzardo sa quali sono le carte buone da tenere.- Risponde Arthur, meccanicamente, citando qualcosa che Eames gli ha detto tanto tempo fa.
- Io credo che abbia deciso che tu fai parte delle carte buone.- Conclude Ariadne, prima di sparire dietro una nuvola azzurra, lasciandolo da solo per una manciata di secondi, immerso nell'eco di quelle parole e di una serie infinita di possibilità che queste risvegliano.


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