Death

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Locanda dimensionale

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[Doctor Who/Trinity Blood] Avanti fino all'inizio
Doctor Who - Ten
harriet_yuuko wrote in serian_inn

Fandom: Doctor Who/Trinity Blood
Titolo: Avanti fino all'inizio
Personaggi/Pairing: Il Dottore, Rose, Martha, Donna; Seth Nightroad
Note: Questa storia è dedicata a Shu e Ahkan, che ne hanno verificato l'attendibilità con immenso amore (e con il dispendio di innumerevoli energie su Google Maps, da parte di Shu.) Davvero, grazie! <3



Avanti fino all'inizio


Tara Metuseluth, Terra, 3061

- Vedrai, Rose, Tara Metuseluth è magica. La sua storia affonda le radici nei secoli... E' rinata dalle ceneri dell'antica Bisanzio dopo un conflitto terribile, ed è guidata da una misteriosa sovrana senza paura, antica come la città. La cupola protettiva che avvolge tutto l'Impero è un prodigio tecnologico eccezionale!
Rose lo prese sottobraccio, mentre si apprestavano a uscire dal TARDIS per addentrarsi in quella città da sogno – sempre che fossero veramente lì e non dove aveva deciso il loro mezzo di trasporto dalla personalità testarda. Fuori il cielo era strano, di un blu incerto che rendeva difficile capire che ore fossero. Probabilmente era quasi notte. La via nella quale erano arrivati era piuttosto trafficata, tanto che muovere i primi passi fuori dal TARDIS si rivelò un'operazione non semplice. Le ci volle qualche istante per capire che erano atterrati precisamente in mezzo a un mercato.
- Tara Metuseluth!- Esclamò il Dottore, scrutando con entusiasmo il luogo dov'erano approdati. - In una splendida giornata piena di vita! Voglio dire, nottata.
- Un mercato notturno?
- Beh, la vita in città si svolge proprio di notte, mentre di giorno la cupola invisibile sulle nostre teste crea una penombra artificiale, indispensabile per la vita degli abitanti.
- Hanno dei problemi con la luce?
- Proprio così. La luce solare sarebbe deleteria, per i Metuselah.
Rose si limitò a lanciargli un'occhiata curiosa: sapeva che la classica dettagliata spiegazione era in arrivo, e lei era sempre curiosa di ascoltarla.
- In questa fase della storia, la Terra è divisa tra due popoli: gli umani e i Metuselah. Questi sono i discendenti di quegli umani che secoli fa furono infettati da un parassita originario di Marte. Ciò li rende estremamente longevi e forti, ma allo stesso tempo li fa essere vulnerabili alla luce solare.
Un ragazzino saettò di fronte a loro, interrompendo il Dottore: a tracolla aveva una teiera e dei bicchieri. Poi fu la volta di un venditore con un carretto riempito all'inverosimile di stoffe: Rose spalancò gli occhi per la meraviglia di fronte a quella marea di tinte, sfumature e consistenze diverse. Un attimo dopo fu raggiunta da un sentore di profumi confusi: spezie, menta, fiori secchi... Fece una giravolta per scoprirne l'origine e incrociò gli occhi di una donna dietro una bancarella, che le fece un sorriso. Rose ricambiò, sentendosi innamorata all'istante di quel posto.
- Questo è il distretto di Anadolu, e noi siamo in mezzo a un mercato dei Terran. Cioè gli esseri umani. Questo significa che possiamo... Aspetta un attimo...
- Dottore?
Ritornò un minuto dopo con un pacchetto di dolcetti ricoperti di miele, che le offrì.
- Non è che i Metuselah non mangino. Ma i Terran hanno più scelta. Del resto, i Metuselah mangiano per sfizio, mentre i Terran devono nutrirsi.
- Come li hai ottenuti, se non hai mai un soldo? E cosa vuol dire che mangiano per sfizio?
- I Metuselah. si cibano di sangue umano. Tra gli effetti collaterali del parassita che li ha infettati, c'è la necessità di rifornirsi di nuovo sangue. Ciò non significa che non mangino anche cibo comune, per il gusto di mangiare.
Rose storse il naso, disgustata e sconcertata.
- Sono praticamente dei vampiri!
- Oh, non chiamarli così. Non hanno niente a che fare con i vampiri che ti immagini tu. Sono un popolo straordinario: sono venuto qui più volte e li ho conosciuti bene. Una volta sono stato ospitate a casa di una nobile Metuselah... Tipo strano, capelli blu, barone di Luxor o qualcosa del genere... Insomma, fu una serata interessante. Che ne dici di spostarci verso il centro della città? Voglio farti vedere il palazzo imperiale.
Mezza giornata (cioè, nottata), diverse strade e due ponti dopo Rose aveva scoperto che lì gli umani vivevano in condizioni discrete, lavorando come servi presso i Metuselah, e spesso sopravvivendo grazie alla merce più ricercata in città: il proprio sangue.
Si erano fermati di nuovo per mangiare e curiosare, e il Dottore aveva attaccato bottone con alcuni Terran. Ora stava continuando a parlare, ma Rose non riusciva a stargli dietro: osservare la magnificenza della città che le si dispiegava davanti le toglieva tutte le parole. Una signora in blu, con un enorme cappello sulla testa e una profusione di ornamenti e gioielli, le transitò accanto, lanciandole un'occhiata perplessa e poco amichevole. Era scortata da due ragazze e tre guardie armate, tutti vestiti con una foggia simile, in nero e bianco. La donna sparì rapidamente in una strada laterale.
- Hai appena visto una nobildonna scortata dai suoi kethüda.- La informò il Dottore. - Ovvero i Terran al servizio dei Metuselah. Questa differenza di classi sociali e razze può lasciare perplessi, ma bisogna pensare che...
Rose lo interruppe posandogli una mano sul braccio e cercando di attirare la sua attenzione sul luogo che avevano finalmente raggiunto. Di fronte a loro, oltre una distesa di tetti smaltati di colori diversi, si ergeva una costruzione maestosa, che si elevava verso il cielo scuro, la più alta della città.
- Oh.- Il Dottore si fermò, guardando con ammirazione le cupole d'oro dinanzi ai loro occhi. - Lo Yldiz Sarayi. Il palazzo dell'Augusta Vradika, l'imperatrice secolare, la Madre dei Metuselah, amata e venerata dai suoi figli, che non ne hanno mai visto il viso...
- Scommetto che tu l'hai incontrata. Magari ci sei stato a cena insieme o qualcosa del genere.
- Non ancora. Ma potremmo provare a vedere se ci accoglie. Che ne dici?
- Perché no? Ho conosciuto la regina Vittoria, ma un'imperatrice mi manca. Dai, andiamo!
Una schiera di guardie armate bloccò loro l'ingresso al palazzo. Il Dottore, senza dire una parola, presentò la carta psichica e la guardia, dopo un'occhiata dubbiosa al documento, fece un cenno con la testa e li lasciò passare. Proseguirono per poco: furono presto fermati da altre guardie e il Dottore dovette usare il suo trucco almeno tre volte, prima di accedere alle stanze interne del palazzo.
- Ma dove stiamo andando?- Sussurrò Rose.
- Non ne ho idea. Seguiamo gli altri nobili.
Raggiunsero un salone immenso dov'era raccolta un'assemblea di gente dalle vesti splendide e sfarzose. Ciascun nobile aveva un posto nel semicerchio di seggi che occupavano l'intero salone: quel ritrovo aveva l'aria di essere una sorta di parlamento.
Un giovane servitore, vestito come i kethüda che avevano visto in strada si parò di fronte a loro, con aria interrogativa. La carta psichica ovviamente fece guadagnare loro un seggio in prima fila.
- Chi crede che siamo?- Sussurrò Rose.
- Oh, tu sei la duchessa di Moldavia e io sono il capo dei giannizzeri.
- Fantastico. E perché siamo qui, mentre quel tizio laggiù parla dell'economia dell'Impero?- Gli chiese, indicandogli il nobile che, in piedi di fronte al semicerchio dei suoi pari, stava ragguagliando l'assemblea su cose che Rose non capiva.
- Questa è la sala in cui si raduna il Divan, il consiglio dei nobili.
In quel momento lei arrivò: prima fu un'ombra dietro tende fatte di velo, poi una piccola figura in verde, una creatura esilissima ricoperta di stoffe preziose, gemme e pizzi candidi, protetta da un'armatura dorata e con la testa sormontata da un cappello che era la somma di tutte le cose splendide che Rose aveva visto in quella sala.
- Lei.- Mormorò il Dottore. - Augusta Vradika. Antica come la città. Ottocento anni, ed è sempre qui, nonostante i Metuselah vivano al massimo trecento anni... Deve essere un'occasione speciale, quasi unica, perché lei non si fa mai vedere. Parla al suo popolo dietro quelle cortine da cui è uscita.
- E perché proprio oggi è venuta fuori?
- Non lo so. Ma è un evento eccezionale.
La videro che porgeva un piccolo rotolo di pergamena sigillata a un nobile inginocchiato.
- Non è giusto, però. Perché non possono vederla in viso?- Chiese Rose.
- L'Augusta Vradika è un enigma. Ha raccolto i Metuselah quando erano sconfitti e senza una patria, e ne ha fatto un popolo meraviglioso. Eppure sono destinati ad amarla senza conoscerla.
- Sì, ma... Non è giusto lo stesso. Proprio perché la amano, dovrebbero almeno poterla vedere. Perché dovrebbe avere paura di mostrarsi?
Lui scosse la testa, con lo sguardo fisso sulla creatura che catalizzava la loro attenzione.
- Chissà quale segreto nasconde questa esistenza fuori dal comune.- Mormorò, trasognato.
Trasse fuori di tasca il cacciavite sonico e lo tenne davanti a sé con circospezione, puntandolo verso l'Imperatrice senza farsi vedere.
- Non vedevi l'ora di fare questo?- Sospirò Rose, osservandolo compiere quei gesti abituali, probabilmente nel tentativo di analizzare l'imperatrice per ottenere informazioni biologiche, o qualcosa del genere.
- Vorrei davvero sapere se è un Metuselah, oppure...
Tacque, con le sopracciglia contratte e l'aria che aveva di fronte alle cose apparentemente senza senso. Rose non gli chiese altro e spostò lo sguardo su quel raduno ricoperto d'oro, sentendosi affascinata e oppressa al tempo stesso.
Quando l'assemblea terminò e i nobili cominciarono a sciamare fuori dalla sala, il Dottore la prese per mano e la portò via di corsa.
- Dottore. L'Imperatrice... Hai scoperto se è un Metuselah?
- No. Non lo è.
- E allora cos'è?
- Non lo so.

*

Londra, Terra, 2219

- Dottore. Ti prego. Non possiamo fare più niente, se non dare una mano ai feriti.
Lui però restava lì, immobile, con gli occhi spalancati per l'orrore, in mezzo ai resti di quello che un tempo era il Tower Bridge.
- Vieni.
Martha gli si avvicinò e lo prese per la mano, cercando di trascinarlo via. Lo sentì tremare e si accorse che stava ancora stringendo forte il cacciavite sonico, con il quale aveva tentato di esaminare quell'essere. Probabilmente sperava di essere in grado di fermarlo, ma il mostro era volato via prima che lui o chiunque altro potessero fare qualsiasi cosa.
La riva del Tamigi era un'immensa devastazione. L'aria era densa di fumo e polvere, la superficie del fiume era nera per quella che sembrava cenere. Solo che non era cenere. Martha l'aveva visto bene. Il mostro – il corpo di una ragazzina, ali da insetto e occhi terribili – aveva prodotto qualcosa con le sue armi, un'onda sonora che aveva polverizzato una trentina di soldati armati e corazzati di fronte a lei. Martha, il Dottore e pochi altri erano scampati al colpo per poco, protetti da una manciata di macerie e un po' di distanza in più. Però avevano visto. Il mostro, gli occhi, la polvere.
- Vieni. Cerchiamo di aiutare quelli che sono sopravvissuti. Ormai quell'essere se n'è andato, ma i feriti sono sempre qui.
Finalmente lui la seguì, anche se ogni tanto tornava a lanciare un'occhiata dietro le spalle, con quell'aria desolata e incredula che aveva ogni volta in cui non riusciva a salvare qualcuno. Raggiunsero i soldati ancora vivi, una dozzina, rifugiati tra i resti di un palazzo sulla riva del fiume. Martha si accoccolò in mezzo a loro e cominciò a frugare tra i miseri materiali medici, alla ricerca di qualcosa per curare quegli uomini.
- Seth, la chiamano.- Cominciò a spiegare uno di loro, un ragazzo molto più giovane di Martha.
- Chi è Seth?- Chiese lei, che cercava di medicargli una bruttissima ferita al braccio.
- Il mostro.
- Seth...- Il Dottore sembrò ritornare alla realtà all'improvviso, al suono di quel nome. - Seth, la chiamano. E da qui a ottocento anni la chiameranno imperatrice.
Il giovane soldato scosse la testa, come per dire che non capiva.
- Dottore?- Martha cercò di decifrare il viso del suo compagno di viaggio, intuendo che il nome della creatura doveva avergli risvegliato qualche ricordo. - Tu sai cos'è? Sai come fermarla?
Lui scosse la testa e non disse altro.
- Che cosa significa?- Uno dei soldati si alzò a fatica in piedi, avvicinandosi al Dottore. - Se sai qualcosa su quell'essere, allora devi dircelo! Potrebbe essere la nostra unica occasione di ucciderla!
Martha scrutò gli occhi gonfi di rabbia di chi le stava intorno ed ebbe paura.
- No.- Mormorò il Dottore, avviandosi fuori dal rifugio. - Non so niente di lei.
Martha continuò a medicare i feriti finché non arrivò la notte, insieme a un momento di tregua negli scontri: solo allora raggiunse il Dottore all'aperto.
- Dobbiamo andarcene, Martha. Questa è la guerra tra umani e Returners, i colonizzatori di Marte rinati come Metuselah, ormai non più umani. Siamo nell'Età Oscura della Terra.
- Uno dei tuoi punti fissi nel tempo che non possiamo modificare, immagino.
Lui annuì.
- Chi è Seth?- Insisté lei, mentre si incamminavano tra le macerie, verso il TARDIS. - So che lo sai.
- Una creatura che tra molti anni diventerà meravigliosa.
- E com'è possibile che adesso sia... un mostro? Insomma, come...
Stava per dire Come si può compiere uno sterminio e allo stesso tempo essere una creatura meravigliosa, ma poi preferì tacere.

*

Base del Red Mars Project, Marte, 2099

- Insomma, questa è la seconda volta che provano a colonizzare Marte, nonostante la volta scorsa sia finita da schifo?
- Esatto. Gli esseri umani sono incredibili, eh?
- Sono degli idioti. Voglio dire: non avete ancora capito che su questo pianeta c'è un'insegna grossa come una casa con su scritto Pericolo? Certo, anche sul tuo TARDIS c'è un'insegna grossa come una casa con su scritto Pericolo e io vengo in giro con te lo stesso... Ehi! Aspetta! Non lasciarmi indietro!
Troppo tardi: aveva già individuato il prossimo posto in cui mettersi nei guai. Donna sospirò e si preparò a corrergli dietro per non finire dispersa su Marte.
Il prossimo posto in cui mettersi nei guai era una base super-sorvegliata, ma il solito tesserino magico del Dottore permise loro l'accesso.
- Un luogo straordinario!- Si esaltò lui, come al solito, e poi si mise a spiegarle nel dettaglio la tecnologia che faceva funzionare ogni cosa lì dentro. Lei fece finta di stargli dietro e lo lasciò ciarlare, mentre si guardava attorno, osservando i corridoi bianchi e le grandi vetrate oltre le quali si intravedeva il suolo rosso del pianeta.
- Siete stati mandati per aiutarci?
All'improvviso venne loro incontro una persona. Donna rimase a fissarla, inebetita: alta e snella, un viso perfetto dalla pelle scura, con i tratti che indicavano la sua origine indiana, e poi una cascata di capelli rosso scuro. Indossava una tuta bianca piena di ammennicoli di cui Donna non riusciva a capire lo scopo, e anche in quelle vesti riusciva a emanare un'eleganza e un carisma innegabili.
- Aiutarvi?- Le chiese il Dottore.
- Mi hanno detto che venite dalla base ausiliare.
- Oh, certo, certo. Veniamo da lì e siamo qui per aiutarvi. Io sono il Dottore e lei è la mia assistente, Donna Noble. Qual è il problema?
Lei strinse la mano che il Dottore le tendeva e sorrise.
- Lilith Sahl. Venite. Sta male da giorni e non riesco a capire cosa abbia.
- Chi sta male?- Chiese Donna.
- Il Test Tube Baby 04.- Rispose un uomo vestito come Lilith, arrivato insieme a lei.
- Seth.- Lo corresse Lilith. - Il suo nome è Seth.
Li condusse fino al cuore della labirintica base, fino a una stanza al centro della quale c'era una specie di incubatrice, occupata da una bambina magrissima e pallida, con i capelli neri. Respirava a fatica e sembrava sofferente, e il suo corpo era collegato a una serie di inquietanti macchinari tutt'intorno al suo giaciglio. Donna rabbrividì di orrore, di fronte a quella vista miserevole.
- E'... piccola.- Mormorò, stringendo il braccio del Dottore. - Cosa le stanno facendo? E' una bambina in un'incubatrice piena di cavi e di macchine, e...
Lilith assunse un'aria tra l'offeso e l'addolorato.
- Seth è una creatura nata per guidare la colonizzazione umana su Marte.- Mormorò. - Non possiamo curarla in altro modo. Non le stiamo facendo niente, stiamo solo cercando di salvarla!
- E'... stata creata artificialmente?- Insisté Donna, sempre più sconvolta.
- Sì. E così io.- Rispose Lilith.
- Seth.- Il Dottore si avvicinò all'incubatrice e posò le mani e la fronte contro il vetro, fissandosi sul piccolo essere racchiuso lì dentro. Poi estrasse il cacciavite sonico e lo puntò verso la creatura. - Oh, certo. Ora capisco tutto.
- Dottore?- Chiesero quasi all'unisono Lilith e Donna.
- Perdonatemi. Ho bisogno di...- Cominciò lui, staccandosi dal vetro. Si guardò attorno, come alla ricerca di qualcosa, e alla fine si fece largo tra i presenti e scappò via.
- Ma che succede?- Si allarmò Lilith.
- No, niente, è che... Fa sempre così, quando ha un'idea brillante.- Improvvisò Donna. - Dategli un po' di tempo e... Torno subito!
Lo trovò nel corridoio dal quale erano arrivati, accoccolato per terra, la schiena contro una parete e quella sua tipica faccia depressa di quando si sentiva addosso tutto il peso dell'Universo.
- Si può sapere che c'è?- Gli chiese, sedendoglisi accanto.
- Seth. Se morisse ora, potrei fermare una creatura che ucciderà migliaia di esseri umani in una guerra terribile.
- Cosa?
- Allo stesso tempo, se morisse ora non diventerebbe mai la guida saggia che ha creato una casa per un popolo nobile, e si è prodigata per la convivenza tra i suoi sudditi e gli umani.
- Vuoi dire che quella creaturina... Tu sai cosa diventerà?
- Un mostro e una salvatrice. Una guerriera terribile e una regina benevola. Cosa devo fare, Donna?
Donna si concentrò su quell'essere dalle sembianze di bambina malata e si sentì stringere il cuore.
- Tu non la lasceresti morire.- Asserì, con forza. Poi lo guardò dritto negli occhi. - Vero?
- Non lo so.
- E' una bambina!
- E' una creatura dai poteri terribili.
- Beh, magari se verrà salvata da un essere umano, in futuro si ricorderà di essere gentile verso di loro. Che ne sai?
- Io non sono un essere umano.
- No, ma lo sembri. Lei mica lo sa, che sei un alieno. Non puoi decidere di lasciar morire una bambina, non è da te!
- Che ne sai, tu, di cos'è da me?- Sibilò lui, e Donna smise di rispondergli, perché era difficilissimo raggiungerlo, quando scivolava nel buio dei suoi ricordi di guerra e distruzione. Il silenzio che seguì le sembrò eterno e pesantissimo. Finché lui le sfiorò una mano e le fece una specie di sorriso.
- Mi hai fatto tornare in mente una cosa saggia che mi è stata detta qualche tempo fa.
- Ah sì?
- Non posso decidere chi vive e chi muore, perché altrimenti sarei un mostro.
Donna gli posò un braccio sulle spalle.
- Vedi? Lo sapevo. Non è da te. Dai, forza, vai di là e trovale una cura.- Si alzò e gli tese la mano.
- Non dovrei permettermi di giudicare nessuno per gli stermini che ha commesso. Che commetterà. Non io.
- Oh, per favore. Smetti di tornare sempre a quei pensieri, eh?
Gli ci volle appena mezz'ora per trovare la soluzione al problema della bambina, e poi lasciarono il pianeta in fretta, fuggendo i ringraziamenti e le ombre del futuro. L'ultima immagine che Donna si portò via dal laboratorio fu lo sguardo di quella piccola creatura, appena risvegliatasi: due occhi troppo grandi e troppo verdi che guardavano ogni cosa, bellissimi, affamati e terribili.


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Eeeeeeeeeh. Seguo Seth e il setting solo dalle note sul LJ, ma posso ben apprezzare la scansione, lo spunto perfetto dato dal crossover per ripercorrere la sua vita all'indietro e per far sfoggio di Companion di già che eri lì <3 E funziona XD è serio e funziona XD

Grazie di essertela sparata! <3 <3 <3

e per far sfoggio di Companion di già che eri lì

Esatto!XDDD E mi tornava benissimo: giro romantico a Istambul con Rose, Martha che si ritrova a fare il medico di guerra e Donna nel ruolo del "ti tiro fuori dall'angst a forza"!XD

Che idea geniale, solida e completa. La scansione delle companion è fantastica, quella temporale aggiunge alla storia l'ampio respiro che merita, e poi ci sono la vividezza e il colore di Istanbul! Pollici in alto per il Dottore così lui negli atteggiamenti e nel tono, dal Ten più sbarazzino a quello più cupo che giustamente Donna si prende la briga di calciare più volte, giustamente. Per il resto, io mi metto in un angolo ad ammirare la bella sinergia del crossover!

<3 *abbraccia*
Grazie di averla letta, sai che tenevo al parere di colei che mi convertì!XDDDD

Ho adorato la costruzione a ritroso, ciò che mi ha colpito di più è il concetto di "fuga dalle ombre del futuro", che esprime perfettamente la dominante idea di paradosso temporale.
Splendida e inquietante la conclusione, con uno stile cristallino ed essenziale nella sua eleganza hai saputo rendere il tema in tutta la sua multisfaccettata complessità, ricorrendo ad una crossover davvero intrigante! Pollici bene bene in alto per l'atmosfera orientaleggiante e futuristica e le vivaci descrizioni del mercato e della corte! *luvs*

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