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[White Collar] Un caffè come si deve
Doctor Who - Ten
harriet_yuuko wrote in serian_inn

Titolo: Un caffè come si deve
Fandom: White Collar
Genere: Introspettivo
Personaggi: Neal soprattutto, Peter abbastanza, Elizabeth come guest star
Note: Ambientata dopo l'episodio della puntata 8 della II stagione, Company man. In realtà nella puntata non ci sarebbe spazio per questa piccola scena, ma noi immaginiamo che tra la fine del caso e l'ultima scena della puntata sia passato ancora un giorno, ok?
Le annotazioni sulla casa di Peter e lo stipendio di Neal all'interno della storia derivano da una chiacchierata con fengtianshi, con la quale ho discusso su alcuni punti poco chiari, per scrivere una cosa che fosse più canonica possibile.
Il titolo è una frase abbastanza comune, ma io la sento comune perché sono dipendente da quella bellissima canzone di Ivano Fossati che è I treni a vapore.
Anno: 2010




Un caffè come si deve


La vetrina era splendida, come tutte le altre lungo la via: ad attirare la sua attenzione era stato qualcos'altro. Non che fosse insolito per lui apprezzare i posti in cui si vendevano cibi particolari, bevande esotiche e condimenti pregiati. Ma ciò che l'aveva costretto a fermarsi non era stato esattamente l'articolo in vetrina. Più precisamente, l'articolo in vetrina aveva scatenato in lui una catena di pensieri tali da bloccarlo lì.
A contemplare una fila di eleganti scatole smaltate, piene ciascuna di una diversa miscela di caffè. Caffè di tutte le parti del mondo, caffè con sfumature aromatiche differenti, caffè sicuramente molto diversi da quella cosa immonda con cui erano costretti a fare i conti all'ufficio.
Un sorriso quasi inconsapevole gli attraversò il viso, mentre ritornava con la mente al caso di qualche giorno prima. Quello che per poco, veramente troppo poco, non era costato la vita a Peter.
Avevano scherzato sul caffè (lui aveva scherzato, Peter aveva subito, d'accordo.) Il caffè era assurto al ruolo di status symbol: la brodaglia del Bureau per la persona onesta, le miscele straniere servite nelle tazzine ai ricchi, magari corrotti o assassini come quello che avevano smascherato.
Aveva chiesto a Peter se si fosse pentito della carriera scelta: se avesse sfruttato la sua laurea in economia avrebbe potuto fare soldi, avere successo, essere in cima al mondo, in un ufficio spettacolare, con tutti i caffè che avesse potuto desiderare...
Peter era stato al gioco, aveva glissato la domanda, aveva scosso la testa. Poi, quella stessa mattina, appena rimesso in forze dopo l'avvelenamento, gli aveva risposo seriamente.
La risposta erano le persone.
No, non era pentito della carriera che aveva scelto: lo aveva portato a incontrare Elizabeth e quelle persone che erano importanti nella sua vita, e questo lo ripagava di tutto. Anche del caffè da schifo. E dei tentati avvelenamenti, probabilmente.
Le persone.
Ma le persone non sono un investimento sicuro
, si trovò a pensare, appoggiandosi con una mano alla vetrina, guardando oltre i vetri senza vedere niente.
Le persone gli piacevano, certo. Lui dava valore agli affetti e voleva proteggere le persone che riteneva importanti. Però le persone avevano anche la straordinaria tendenza a ingannare, sparire, morire, e quindi non erano un bene sul quale si poteva davvero fare affidamento fino in fondo. L'esperienza gli aveva insegnato così.
Oh, sì. L'esperienza, di recente, gli aveva insegnato così, in un modo che avrebbe preferito non dover conoscere mai.
Non si accorse quasi del momento in cui entrò. Si rese conto di essere dentro al negozio quando fu sommerso da un'ondata piacevole, anche se confusa, di odori buoni: erbe, spezie, miele, e poi, ovviamente, polvere di caffè.
- Desidera?- Gli chiese la signora alla cassa, con un sorriso radioso che lui subito si premurò di ricambiare, come faceva sempre. Le chiese di preparargli due pacchettini con due delle qualità di caffè che gli sembrarono più interessanti tra quelle esposte.
Uscì dal negozio chiedendosi cosa gli fosse saltato in mente. Anzi, no, si chiedeva un'altra cosa: con quale scusa lo consegno?
Ho pensato di prenderti in giro ancora un po' con quella storia della carriera in campo economico, quindi ti ho comprato del caffè lussuoso.
Passavo davanti a una vetrina, ho visto il caffè e mi sono chiesto se le persone che rispondono come te sono sciocche o hanno capito tutto della vita.
Pensavo che mi farebbe piacere occupare anche uno degli ultimi posti nella tua classifica delle persone interessanti che hai incontrato, e ti ho portato questo per acquistare punti.

La casa di Peter era fuori dal suo raggio di spostamento, ma ormai nessuno segnalava più il fatto che lui si trovasse lì: dovevano aver capito che era una cosa normale. La raggiunse, chiedendosi di nuovo cosa avrebbe detto per giustificare la sua presenza lì.
La luce della camera era accesa. I Burke erano in casa, ma non voleva disturbarli. Poteva lasciare fuori il caffè...
... ma non era da lui, e poi aveva avuto un'idea meravigliosa per far arrabbiare Peter, da cui non poteva astenersi. Come aveva già fatto in passato, non gli ci volle molto per superare il trascurabile ostacolo della serratura d'ingresso. Si affacciò in soggiorno: nessuno aveva dato segno di aver sentito niente. Perfetto. Posò il caffè sul tavolo e si guardò attorno, trovando in un attimo carta e penna. Scrisse poche parole su un foglietto che posò accanto al suo dono immotivato e poi uscì in fretta, chiudendo piano la porta alle spalle.

*

- E questo cos'è?
Peter arrivò concitato in soggiorno, allarmato dal tono sorpreso di El. La trovò che spacchettava quella che sembrava una confezione molto elaborata di qualcosa, di sicuro acquistato in un posto molto lussuoso.
- Già, cos'è?- Le fece eco, affacciandosi sopra la sua spalla. Le intravide un sorrisetto che si faceva strada sulle labbra.
- Un regalo, penso.
- Scusa?
- Guarda.- El sollevò il messaggio che accompagnava il pacchetto. Te lo meriti, c'era scritto. - Chi regala del caffè di qualità allegando un bigliettino del genere?
- Più che altro, chi lascia regali in soggiorno, entrando senza suonare il campanell...
Momento di silenzio, scambio di sguardi eloquente.
- Ma che carino!- Esclamò Elizabeth, scoppiando a ridere.
- Io lo faccio arrestare subito! Non ci credo!
- Apprezza il gesto, invece che concentrarti sul modo in cui il dono è stato recapitato!
Elizabeth continuava a ridere: era possibile che sua moglie trovasse sempre divertenti le buffonate di Neal, e non si rendesse mai conto di quanto invece fossero inopportune?
- Perché ha scritto che te lo meriti?- Gli chiese El, indicando il biglietto. - A cosa si riferiva?
Peter scosse la testa, seccato, sconcertato e in fondo forse anche un po' divertito.
- Non ne ho idea, El. Abbiamo scherzato sul caffè, durante l'ultimo caso, ma... Beh, non capisco cosa significhi, questa storia. E poi, vorrei sapere come fa a permettersi di comprare roba del genere con lo stipendio che gli diamo! D'accordo, riesce a ottenere tutto senza spendere un centesimo il più delle volte, per cui immagino che abbia le sue scorte, ma...
- Ringrazialo.- Lo interruppe Elizabeth, ridendo di nuovo.
- Ringraziarlo? Dopo che ha commesso un'effrazione in casa nostra?
- Avrà i suoi modi peculiari, ma è... di famiglia, ormai, no?

*

Mentre avanzava verso l'ufficio di Peter (già chino sulle scartoffie, e con l'immancabile brutta tazza tipica dell'FBI accanto), si domandò per l'ultima volta perché avesse sentito il bisogno di fare la sciocchezza della sera prima. Che riportava a un'altra questione: perché la risposta di Peter alle sue domande su eventuali universi alternativi lo aveva colpito tanto?
Peter aveva deciso che gli incontri importanti della sua vita bastavano a dare senso al suo percorso. In fondo era da ammirare, il detective Burke, per la sicurezza con cui gli aveva risposto, per la semplicità e la solidità del suo ideale, per la costanza con cui andava avanti nonostante le difficoltà, i rischi e il caffè dell'ufficio.
E poi, forse, lui capiva l'importanza delle persone, ma non era bravo come Peter a tenersele vicine.
Le persone non sono mai del tutto affidabili, era vero, però Peter pensava che rendessero un'esistenza degna di essere vissuta.
Lui non era così sicuro. Avrebbe dovuto fidarsi di Peter.


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